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Salvatore Ottolenghi, inventore della polizia scientifica
di Roberto Riccardi

La collana "Vite di Rut"

Questo volume rappresenta anche il primo titolo della collana “Vite di Rut”, che la Giuntina pubblica in collaborazione con la Fondazione Rut: una serie dedicata a figure di ebrei italiani che, come Ottolenghi, hanno contribuito in modo significativo alla cultura, alla società e alla vita pubblica del nostro Paese. 

Un inizio forte e simbolico per una collana che intende riportare alla luce storie capaci di dialogare con l’Italia di ieri e di oggi.

L’inizio di una rivoluzione

Il libro si apre con una scena che ha il sapore dell’epica civile: è il 4 giugno 1902, quando un giovane medico, senza appuntamento né raccomandazioni, riesce nell’impresa di convincere il ministro Giolitti a creare qualcosa che non esisteva ancora in nessuna parte del mondo. Da quel gesto audace prenderà forma una rivoluzione nel modo di concepire la giustizia e l’indagine.

Proprio in quegli anni in Europa riecheggiava il clamoroso caso Dreyfus, e Ottolenghi, profondamente turbato dal modo in cui il capitano francese era stato giudicato, vittima di pregiudizi, errori investigativi, testimonianze contraddittorie e assenza di verifiche scientifiche, sentì l’urgenza di porre fine all’epoca delle indagini approssimative. 

Per lui era evidente che una giustizia moderna non potesse più basarsi su intuizioni e sospetti, ma dovesse fondarsi su prove verificabili, metodo e oggettività.

La nascita della Scuola di polizia scientifica

Con un racconto avvincente, il volume segue la crescita della Scuola di polizia scientifica, inaugurata tre mesi dopo nelle celle di Regina Coeli, dove per la prima volta l’indagine cessa di essere un’arte empirica e diventa una disciplina fondata su metodo, misurazione, logica e osservazione scientifica.

Al centro di questo cambiamento epocale c’è Ottolenghi, medico ebreo astigiano, allievo di Cesare Lombroso, dotato di una visione che va ben oltre il suo tempo. Il libro mette in luce non solo le sue competenze tecniche, ma soprattutto la sua etica della giustizia, la volontà di creare strumenti che rendano il giudizio più equo e rigoroso.

Innovazioni che hanno fatto storia

Da lui nascono il cartellino segnaletico, le prime reti internazionali di cooperazione tra polizie, la carta d’identità italiana: innovazioni che oggi diamo per scontate, ma che all’epoca rappresentarono una sfida culturale e istituzionale.

La narrazione intreccia la biografia del protagonista con le grandi vicende giudiziarie del primo Novecento: dal delitto Matteotti allo Smemorato di Collegno, dal caso Girolimoni ai misteri che toccarono da vicino la corte della regina Elena. 

Ogni episodio offre uno sguardo privilegiato su come la scienza forense, guidata da Ottolenghi, abbia contribuito a trasformare la ricerca della verità in Italia.

Un affresco storico e umano

Attraversando più di mezzo secolo, dal Risorgimento alle tensioni del fascismo, il libro restituisce la complessità di un’epoca e la forza di un uomo capace di incidere profondamente sul suo tempo. 

Ne emerge il ritratto di un pioniere, di uno scienziato visionario e insieme pragmatico, la cui eredità continua a vivere nelle moderne tecniche investigative.

Questa biografia non è soltanto un omaggio a una figura ingiustamente poco conosciuta, ma anche un affresco storico e umano di grande respiro: la storia di un Paese che, grazie all’intuizione e alla determinazione di un singolo, seppe portarsi all’avanguardia della scienza forense mondiale.

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