Ma Dio non vuole la guerra

di Piero DamossoGiornalista

Dio non vuole la guerra e la violenza. Papa Leone XIV su questo è stato chiarissimo sin dall’inizio. Il Vangelo non si può piegare alle proprie voglie o convenienze soggettive po- litiche, personali o di gruppo. Il Vangelo di Cristo e della resurrezione ha, invece, una sua dimensione oggettiva, che è quella rilanciata dal Papa e anche da un recente documento dei vescovi italiani: la pace, il dialogo, la giustizia, la fraternità, l’amore anche per i nemici.

È la grande sfida dei cristiani di questo tempo: il ritorno della guerra, dell’aggressione, e della violenza, a costo di compromettere gravemente il diritto internazionale, viene ritenuto in certe condizioni inevitabile, alimenta i nazionalismi, e riduce i sostenitori del dialogo a pericolosi interpreti di un cedimento sull’identità e su valori e interessi di una comunità.

Nello stesso tempo il Vangelo ci propone ogni giorno la sua parola oggettiva di bene, di verità, di sapienza, di fratellanza. Com’è possibile questa terribile disunità, che divide l’umanità e dà linfa ai conflitti armati?

Da una parte cristiani che giustificano e operano per la guerra. Dall’altra cristiani artigiani di pace, per una pace “disarmata e disarmante” come ha invocato Papa Leone, in piena continuità con Papa Francesco, ma anche con un suo stile evidenziato, ad esempio, in occasione del suo primo discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il 9 gennaio scorso: la sua riflessione sui valori da perseguire nel dialogo internazionale e sociale precede l’analisi geopolitica sulla guerra mondiale a pezzi, in modo da porre con determinazione la questione dei diritti umani (a cominciare dal diritto alla vita in tutte le sue forme ed espressioni) come via per ricercare il successo negoziale, la cessazione delle armi, e l’alternativa alla politica della deterrenza, che – in mancanza di una reale trasformazione dei valori – rischia di apparire come unica soluzione per la sicurezza, anche se in ogni caso di corto respiro.

La sfida della pace è la grande prova di questo Pontificato e della Chiesa. I pilastri di Leone XIV sono i valori evangelici dell’unità e dell’amore all’opposto della guerra e della violenza. Fondamenti profondi, solidi, duraturi, delineati nella testimonianza di una preghiera incessante, di ogni sforzo possibile nelle relazioni, di un pensiero necessario per tornare a camminare insieme nella speranza oltre le guerre. “Percorsi democratici, per essere autentici – ha detto Papa Leone agli ambasciatori – devono accompagnarsi alla volontà politica di perseguire il bene comune, di rafforzare la coesione sociale e di promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona”.

Se alla diplomazia del dialogo si sostituisce la diplomazia della forza, se il multilateralismo appare sempre più debole, anche per la paralisi delle grandi organizzazioni internazionali (ad esempio ONU e UE bloccate dal diritto di veto), l’indicazione forte di Papa Leone a favore della nonviolenza si esprime nella ricerca della rimozione delle cause economiche, sociali e culturali che sono alla radice di individualismi, nazionalismi, populismi, portatori naturali di conflitti.

Una ricerca coniugata sui valori della fede capaci di declinarsi, con le opportune mediazioni non confessionali, nei valori civili di dignità, solidarietà, incontro, fratellanza.

Ci sono fasi storiche che sembrano segnate, ma la realtà dell’amore è più potente. È lo stesso spirito che anima il recente documento dei vescovi italiani, la Nota Pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” approvata dall’81° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) il 19 novembre 2025 ad Assisi, città della pace. I vescovi italiani sottolineano l’esigenza di rilanciare la democrazia oggi promuovendo il rinnovamento dei valori insieme alla rigenerazione della politica: “Se la pace nella giustizia – si legge nel documento – è affidata agli esseri umani, essa è soprattutto primo compito della politica.

E fra le forme da essa assunte, la democrazia è certo quella più orientata alla pace. Democrazia è, infatti, non fare del conflitto politico causa di scontro, ma occasione di incontro; al cuore della sua logica sta la scoperta che nelle parole dell’altro, per quanto lontane dalle proprie, c’è sempre un frammento di verità che merita ascolto e attenzione, per imparare. La logica democratica nelle relazioni fra popoli e Stati è autentica quando abbandona ogni pretesa di unilateralità. La ricerca del bene comune si fa sempre con gli altri, mentre fallisce con approcci identitari, che dividono e separano. Quello che è il bene per tutti e tutte va costruito col concorso di tutti e tutte: l’esclusione di qualcuno o la competizione sono solo premessa per altri conflitti e inimicizie.

Serve invece un respiro planetario, che sappia ascoltare attese e paure altrui e tessere dialoghi come tra compagni di un viaggio di pace. Sono istanze cui deve corrispondere anche una dimensione giuridica, sia sul piano internazionale che all’interno di ognuno dei singoli Stati: la legge deve essere strumento di difesa della pace contro gli abusi di singoli e gruppi, contro il dominio della violenza”. È una lunga citazione, ma necessaria, per capire. E agire.

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