di Giuseppe De Virgilio – Professore presso la facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce
È nota l’importanza del “pane” nelle culture dell’Occidente e nel Medio Oriente. Tale importanza è attestata anche nella Bibbia, che presenta il “pane” con tutta la sua ricchezza simbolico-narrativa, attribuendo una serie di significati al valore del pane. Fermiamo la nostra attenzione sul motivo del pane nella sacra Scrittura, presentato nella liturgia latina come offerta a Dio e “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane (Gen 3,19)
Il pane, solitamente realizzato con frumento di orzo o di grano, è un alimento fondamentale nella tradizione biblica. Esso è frutto della terra e del faticoso lavoro umano. Antiche tradizioni, che attingono al mondo mitico dei popoli mesopotamici, consideravano il pane come cibo divino. Esso era visto come un elemento centrale di pasti cultuali (miti babilonesi, culto di Mitra) e le divinità erano rappresentate come “fornai” che producevano pane.
Le tradizioni bibliche presentano il pane anzitutto come elemento di sussistenza per la vita quotidiana. Esso è frutto della fatica umana e la sua importanza si coglie soprattutto nelle situazioni di carestia e di privazione che conducono alla fame e alla morte. La storia ebraica, segnata dalla sofferenza, dalla cattività, dall’esilio e dalla diaspora, considera l’elemento del pane (eb.: lehem) come un dono prezioso. Per poter sopravvivere tanti ebrei costretti ad abbandonare la terra, continuarono a seminare frumento negli ambienti di vita. Era ritenuta una grazia poter raccogliere il frumento per trasformarlo in pane.
Anche se già dal periodo monarchico esistevano i fornai (cf. Os 7,4; Ger 37,21), tuttavia il compito di fare il pane giornaliero continuava ad essere riservato abitualmente alla padrona di casa. Questa, fin dal primo mattino, macinava con la piccola macina portatile la farina per fare il pane necessario per la giornata; riduceva la farina in massa, la faceva fermentare, la coceva su una lastra infuocata e preparava così il pane, dandogli quella forma che il pane arabo ha ancora oggi. Così ella preparava per la famiglia “ogni riserva di pane”; con aggiunta di acqua per il sostentamento di ogni giorno. Per quanto riguarda l’alimentazione, infatti, “indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane”; e in realtà il pane e l’acqua servono a mantenere in vita gli strati più poveri della popolazione (cf. Es 23,25).
Nel corso dei secoli, il pane rimane l’elemento centrale di ogni pasto, tanto che il termine ebraico lehem diventa l’equivalente di un “convito”.
Dividere il pane con l’affamato (Is 58,7)
Insieme all’aspetto nutritivo, nella Bibbia, il pane assume un valore relazionale e sociale, soprattutto in relazione alla solidarietà verso i bisognosi. Secondo le leggi e le prescrizioni sinaitiche, chi ha il pane a sufficienza deve tenere presente chi non ne ha per condividerlo con lui. È questo il vero digiuno che piace a Dio: dividere il pane con l’affamato, offrire il pane e saziare “chi è digiuno”. Da parte sua il salmista assicura, per esperienza personale, che il giusto non dovrà mai mendicare il pane. C’è il pane guadagnato col sudore della fronte e, purtroppo, c’è il pane procurato con frode; ma Dio non è indifferente a quest’ultimo caso. Idea simile è quella che viene presentata da Zofar: “Se alla sua bocca fu dolce il male (…), il suo cibo gli si guasterà nelle viscere” (Gb 20,12.14). Dio difende la causa del povero che è privato del pane, mentre benedice chi dona del suo pane al povero. D’altra parte, il pane preso in comune deve servire per rendere gli uomini sempre più fratelli.
Per cui “quelli che mangiavano il tuo pane”, letteralmente “uomini del mio pane” (Abd 7) erano gli amici che poi hanno tradito. Il collegamento con la vicenda di Gesù di Nazaret sarà ripreso nel Vangelo secondo Giovanni. In tale prospettiva, i racconti biblici mostrano come il pio israelita è chiamato a relazionarsi con il prossimo condividendo il pane materiale e camminando sulla via della giustizia e del rispetto.

Dio benedirà il tuo pane (Es 23,25)
Un ulteriore aspetto da considerare è la straordinaria valenza religiosa attribuita al pane. Pane e vino rientrano tra i doni del Cielo e sono frutto della benedizione di Dio. Tale convinzione è parte costitutiva della fede ebraica e della relazione dell’uomo con Dio e il cosmo. In questo senso, il dono del pane implica il ringraziamento. È quanto troviamo espresso dalla tradizione giudaica con diverse preghiere sul pane che recitavano: “Sia lodato Yhwh, nostro Dio, che fa crescere il pane dalla terra” ((Berakhot 6,1 – Mishnà). Tra le varie norme dell’alleanza sinaitica si trova l’invito: “Servite il Signore, vostro Dio. Egli benedirà il tuo pane e la tua acqua” (Es 23,25). Dato questo intimo rapporto tra pane e Dio, non sorprende che il pane entri nell’ambito del culto ebraico, sia sacrificale che liturgico. I sacerdoti devono tenere un preciso stile di vita perché offrono al Signore sacrifici consumati dal fuoco, “pani del loro Dio” (Lv 21,6), “il pane dei miei sacrifici” (Nm 28,2). Ad Aronne, mentre viene consacrato, vengono messi dei pani sulle mani. Nel tempio venivano posti davanti a Dio i pani della proposizione. Inoltre, nel corso delle celebrazioni annuali, vi era la festa degli azzimi, che è espressione di ringraziamento a Yhwh per il nuovo raccolto. Esso implicava l’eliminazione di ogni forma di lievito vecchio proveniente dal raccolto precedente.
Tra i simboli più noti spicca quello della manna nel deserto. Essa declina la risposta che Dio elargisce ai figli di Israele, con il dono del “pane dal cielo”. Il dono della manna è importante a tal punto che Mosè ordina ad Aronne di raccoglierne una misura ‘omer’ per collocarla nell’arca dell’alleanza, come testimonianza della generosità di Dio per le future generazioni.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano (Mt 6,11)
L’attestazione dell’importanza del pane si conferma nella missione di Gesù di Nazaret.
L’insegnamento della preghiera del Padre Nostro riporta la domanda a Dio del dono del pane di ogni giorno (cf. Mt 6,11), come un padre e una madre fanno per i loro figli. Tentato da Satana, il Signore ricorda che l’uomo non vive solo di pane, ma del cibo rappresentato dalla Parola di Dio. Così, i miracoli della moltiplicazione dei pani sottolineano la provvidenza di Dio che in Cristo agisce a favore del popolo. Spiccano ancora gli insegnamenti sul pane e soprattutto l’identificazione di Cristo come “pane di vita” e come povero da sfamare nella scena del giudizio universale (Mt 25,40). La portata simbolica e teologica del pane e del vino culmina nel racconto dell’istituzione eucaristica. Facendo memoria dell’esodo che prevedeva l’impiego di pani azzimi nell’Ultima Cena, Gesù offre se stesso, identificando il pane con il suo corpo e il calice di vino con il suo sangue (Mc 14,22-25; 1Cor 11,23-26). L’evento pasquale realizza la presenza reale del Signore risorto nelle specie del pane e del vino.
Così la prima comunità cristiana “fa memoria” della presenza eucaristica del Risorto con la “frazione del pane”. Nella celebrazione dell’Eucaristia, la comunità cristiana si nutre alla mensa del Signore, condivide la fraternità, esprime la solidarietà, esercita l’inclusione e si apre alla missione. In questo modo, il simbolo del pane unisce i credenti, come le spighe sono unite in un solo “pane”. La valenza del pane, che nutre e sostenta la Chiesa, non ha solo un valore memoriale e sacramentale, ma si apre alla prospettiva escatologica, della mensa celeste e del banchetto che il Signore prepara nel compimento della beatitudine eterna.
