di Daniela Carlà
S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane così grande da sfamare tutta, tutta la gente che non ha da mangiare. Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole. Un pane così verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Cile i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini. Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame! Il più bel giorno di tutta la storia!
È la filastrocca di Gianni Rodari “S’io facessi il fornaio”. Rende perfettamente l’idea dell’universalità del cibo e, soprattutto, del valore simbolico del pane. È il cibo più ancestrale e contemporaneo al tempo stesso. Accompagna tutti i momenti della vita familiare, le manifestazioni di convivialità ma anche le liturgie delle religioni mediterranee. Non si direbbe altrimenti: “Buono come il pane” per indicare qualità persino delle persone. Vi immaginate se dicessimo: “Buono come una bistecca”? Non saremmo credibili e non renderemmo certo l’idea di bontà, di convivialità, di relazioni con gli altri.
Il pane si condivide. Anche sulla tavola può stare al centro, si spezza, ciascuno può prendere la propria parte. Ce n’è di tutti i tipi e per tutti i gusti. Ha un tale valore simbolico che è stato al centro di battaglie storiche, di obiettivi rivoluzionari, di propaganda di regime. Solo al pane, unico tra i cibi, è toccata questa sorte. “Pace, pane e terra” è il celebre grido di battaglia coniato da Vladimir Lenin nella primavera del 1917. Divenne il vero e proprio mantra della rivoluzione russa. Le rivolte del pane, scatenate dalla carestia, erano già state il motore della Rivoluzione francese. Basti ricordare la marcia su Versailles del 5 ottobre 1789, quando migliaia di donne parigine protestarono sotto la pioggia per chiedere cibo e costringere il Re a trasferirsi a Parigi. Non era un caso, perché il pane costituiva la base dell’alimentazione del popolo francese. Il pane era giunto a costi inaccessibili per la mancanza di grano: le donne diedero vita alla grande protesta. Chiedevano il pane. Ma anche la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Il pane per tutti e tutte, i diritti per l’uomo solamente. È andata così!
Anche nei secoli precedenti il pane era stato simbolo delle rivolte, persino nel 300. Insomma, il nesso tra pane e ribellione politica è palese. Lo stesso Manzoni nei Promessi Sposi racconta dell’assalto al forno delle grucce, durante il tumulto di San Martino a Milano.

La storia del fascismo nel nostro Paese è stata ampiamente segnata dal valore simbolico del pane. Lo stesso duce, autoproclamatosi poeta, ha scritto di proprio pugno un componimento sul pane. Non ha meritato di passare alla Storia come poeta, ha reso però l’idea della povertà, dei caratteri della propaganda del regime, di quanto siano state le donne a rimetterci, nella ricerca del pane quotidiano per la famiglia.
Amate il pane. Cuore della casa. Profumo della mensa. Gioia dei focolari. Rispettate il pane. Sudore della fronte. Orgoglio del lavoro. Poema di sacrificio. Onorate il pane. Gloria dei campi. Fragranza della terra. Festa della vita. Non sciupate il pane. Ricchezza della Patria. Il più soave dono di Dio. Il più santo premio alla fatica umana.
È un componimento retorico, coerente con l’ideologia autarchica e celebrativa del regime, che pretende l’eliminazione degli sprechi presunti in un contesto di povertà. È stato addirittura pubblicato sul quotidiano “Il popolo d’Italia”, nel 1928. Vada per la pubblicazione dell’epoca, c’era il regime. Si è rivelata un’idea infelice la recentissima pubblicazione sui sacchetti del pane. È accaduto che uno storico forno di Padova ha deciso di stamparla sui propri sacchetti.
L’episodio ha suscitato le reazioni giustificate dell’Anpi. Ad accorgersi è stato un cliente che ha, giustamente, segnalato la vicenda. A dire il vero, il duce aveva scritto la poesia ma le donne avevano assalito i forni per la fame. Nella provincia di Roma, nel 1944, durante l’occupazione nazista, la fame spinse le donne ad assalire i forni, dopo che il generale tedesco Kurt Malzer aveva firmato l’ordinanza per ridurre la razione giornaliera di pane a soli 100 grammi. Le donne assalirono i forni protette dai partigiani.
Episodi che confermano l’importanza, concreta e simbolica, del pane. I detrattori odierni provano in tutti modi a scalzarlo dal trono tra i cibi, ma non riescono. Ci provano accusando una volta la presenza del glutine, altre dei cereali che non andrebbero bene comunque, altre ancora del lievito. Fatto è che il pane ancora resiste.
Nel periodo del Covid-19, quando ci siamo scoperti fragili e bisognosi di certezze, vi è stata la rincorsa nel fare il pane a casa. Nel pane, ci siamo ritrovati e ritrovate. È stata fonte di consolazione e di sicurezze consolidate. Non ci si è cimentati in aspic e soufflé ma, nella ricerca di conferme, sul pane. Cibo quotidianamente presente nelle case, preparato dalle donne: l’impastare è tipicamente femminile. Sì, il pane non è proprio passato di moda. Negli Stati Uniti Nancy Silverton, panettiera, è tra le personalità più influenti, inserita nella lista del Time 100, per aver modificato la cultura del pane introducendo lievitazioni lente. Ha cambiato il modo di fare, consumare il pane. Ha diffuso la conoscenza del pane a lievitazione naturale, introducendo le lievitazioni lente. L’importanza del pane nelle vicende umane è dimostrata. La sfida, ora, è di costruire proposte per il futuro che ne confermino la centralità, collegandola alla lettura sessuata del rapporto con il cibo. Sono le donne che hanno preparato il pane, e sono soprattutto le donne che hanno dovuto fare i conti con la scarsità dello stesso in molti contesti e periodi. Ancora una volta, l’obiettivo del pane condiviso può essere la molla. Dopo aver subito l’imposizione della cura, spetta all’elaborazione femminista la prospettiva di un percorso, fondato sulla libertà femminile, che liberi l’umanità dalla piaga della fame e prospetti a uomini e donne la responsabilità di una cura condivisa. Il pane ha un valore simbolico. “Il pane e le rose”, slogan coniato dalla sindacalista femminista Rose Schneiderman nel 1912, è ancora attuale. Per una vita bella, di qualità, che rispetti la dignità umana e persegua la bellezza, ci vuole il cibo buono. Solo le donne possono indicare il percorso per pane e rose, per tutti e per tutte. È il tema sul quale sto lavorando negli ultimi tempi.
