Dove è finito il mondo reale?

di Simona Ercolani – Autrice e produttrice televisiva, scrittrice

Il protagonista di uno dei più noti racconti di Borges è un cartografo ossessionato dalla precisione. Il suo obiettivo nella vita è quello di creare una mappa in grado di contenere tutti i dettagli del mondo reale. Dopo molti tentativi, finalmente ci riesce: la sua mappa è grande quanto il mondo e ne contiene ogni sfumatura. Ma una mappa grande quanto il mondo è tanto perfetta quanto perfettamente inutile.

La televisione ha sviluppato negli anni un mondo parallelo grande quanto il mondo reale, se non di più, perché ogni giorno dura migliaia di ore e nemmeno una vita intera basterebbe per guardare tutti i programmi trasmessi in una settimana. In questo processo senza fine, come per il cartografo, a pagarne il prezzo è stato il mondo reale, che è gradualmente scomparso dai palinsesti televisivi mentre la televisione cercava di riprodurlo attraverso la finzione.

Anziché puntare sui reality, dovremmo affidarci alla realtà. Raccontare il mondo attraverso piccole storie personali. Nulla è più affascinante della vita di ciascuno di noi, della nostra ricerca della felicità. È un percorso che non possiamo evitare. Non sappiamo dove stiamo andando, ma saliamo a bordo e cerchiamo di affrontare il viaggio. La felicità è il nostro orizzonte, l’obiettivo a cui tendiamo, il porto sicuro dove speriamo di approdare.

Quest’idea era alla base di un programma che ho sviluppato circa dieci anni fa per Rai3, ovvero Sconosciuti. Raccontava solo una piccola parte del mondo – una coppia, una donna o un uomo, un anziano o un ragazzo che hanno solo le loro storie da condividere – sono semplici ma sempre uniche. Attraverso vite apparentemente normali, che sembrano uguali a tutte le altre ma anche uguali alle nostre, questo programma racchiudeva, come in uno specchio, ogni verità di questo mondo.

La telecamera si limitava a registrare una storia, mettendo sullo schermo volti, corpi, sorrisi e rughe, con l’aiuto di immagini in bianco e nero e filmati in super 8. Non c’era spettacolo, non c’era recitazione. Anche la vita più lineare è fatta di colpi di scena. Sconosciuti li raccoglieva e li mostrava in ordine. Non cercava l’originalità, ma ciò che è reale. Non costruiva un mondo, ma lo raccontava così com’è. Nel selezionare le storie, non sceglievamo individui, ma coppie – coppie di amici, coppie di amanti, coppie di fratelli – forti della convinzione che la felicità può essere pienamente vissuta soltanto quando è condivisa.

Il risultato era un ritratto dell’Italia molto più positivo e ottimista rispetto a quello che normalmente ne facevano i media. Un paese composto di persone speranzose e desiderose di affrontare le sfide. Come le persone che raccontiamo, ormai da diversi anni, in Nuovi Eroi: cittadine e cittadini insigniti dal Presidente della Repubblica con l’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Nuovi Eroi rappresenta, anche in questo senso, l’evoluzione naturale di Sconosciuti.

Ci ricorda che la grande Storia è composta da tante piccole storie. Se Sconosciuti ricorda il valore della condivisione nella ricerca della felicità, Nuovi Eroi esalta il senso di appartenenza a una comunità e il senso di responsabilità che ne deriva. Lo ha sottolineato nel suo discorso di fine anno il Presidente Mattarella quando ci ha ricordato, ancora una volta, che la coesione sociale è un bene “mai acquisito definitivamente” per cui “siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità” perché “la Repubblica siamo noi.Ciascuno di noi”.

Sarebbe bello e molto interessante estendere questa filosofia di racconto anche ad altri Paesi europei. Scopriremmo tendenze, somiglianze, differenze. Vedremmo tutti insieme una grande Europa di persone comuni, ciascuna impegnata nella propria speciale ricerca personale della felicità oppure protagonista di piccoli grandi atti di eroismo quotidiano. Raccontare storie europee aiuterebbe a costruire una memoria condivisa, sempre più necessaria di fronte ai ricorrenti tentativi di destabilizzare il progetto europeo o di screditarlo agli occhi delle cittadine e dei cittadini.

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